Tre cose banali che mi passano per la testa a proposito della maestra licenziata per delle foto hard

1 – È talmente lapalissiano che mi sembra stupido scriverlo. Non abbiamo pesi e misure differenti, ma quasi una distinzione ontologica tra uomini e donne per ciò che concerne il sesso e questo ci porta a dare un giudizio morale su quest’ultime.

2 – Non abbiamo ancora capito il nostro tempo. Continuiamo a distinguere tra “reale” e “virtuale”. Non è che quel che succede nel “virtuale” ha delle ricadute nel “reale”, semplicemente le due cose coincidono.

3 – Siamo sessuofobi. Se così non fosse, se considerassimo il sesso per quel che realmente è – gioia, allegria, intesa, gioco delle parti, intimità – ossia piena espressione della vita, non esisterebbe neppure il giudizio e la maestra non sarebbe stata messa alla gogna.

 

 

Tre cose banali che mi passano per la testa a proposito della maestra licenziata per delle foto hard

La sola cosa che conosciamo del futuro è il passato

Premessa
Si tratta dei my 2 cents su quello che viviamo, prendeteli per quel che valgono. Divagherò. I refusi sono inclusi nel prezzo.

1.

Illustrazione di Alessio Maggioni

L’ultima volta che lo vidi, mio nonno mi parlò dei suoi progetti per le campagne. Voleva piantare un nuovo vigneto, ammodernare il palmento e ristrutturare le stalle, abbandonate a se stesse da prima che io nascessi. Mio nonno aveva 90 anni, 5 anni prima era stato colpito da un ictus che ne aveva minato memoria e lucidità di pensiero. Fino al giorno prima aveva guidato la macchina, maneggiato il motozappa e sfidato – e sconfitto – a braccio di ferro il suo nipote più grande (ossia io). Era un ometto piccolo e forte, nato in una famiglia ricca che aveva conosciuto un tracollo finanziario. Aveva sposato una donna bellissima e testarda con cui era scappato di casa per il tempo necessario a rendere inevitabile un matrimonio che sarebbe durato tutto una vita. Cresciuto in una casa con i soffitti affrescati e le stanze riservate alla servitù, aveva preso in mano la zappa e si era Continue reading “La sola cosa che conosciamo del futuro è il passato”

La sola cosa che conosciamo del futuro è il passato

Di Salvatore La Porta e dell’Elogio della rabbia

In Tutto fa un po’ male gli Afterhours cantano: “l’odio è un carburante nobile”, ma forse si sbagliano; il carburante nobile non è l’odio – che è sterile – ma la rabbia e ha ragione Salvo nel suo Elogio della rabbia (Il Saggiatore) a parlarne come di uno strumento potente che [la rabbia] “se coltivata può cambiare il mondo”.
Faccio una premessa, Continue reading “Di Salvatore La Porta e dell’Elogio della rabbia”

Di Salvatore La Porta e dell’Elogio della rabbia

Da dove vengono i profughi della Sea Watch? Perché di loro non importa a nessuno?

Le mie riflessioni contano quanto il due picche a briscola, però credo che questa abbia un senso e voglio riordinarla in post così che chi ne sa più di me può aiutarmi a capire.

Sappiamo tutti che quella di Sea Watch è diventata una questione di principio, tanto che a Lampedusa ci sono stati altri sbarchi, ma siccome non c’erano ONG di mezzo, se n’è parlato poco.
Sappiano tutto della Rackete e delle urla di Salvini perché ci piacciono gli eroi (del bene o del male che siano) ma dei profughi non sappiano nulla. Da dove vengono? Continue reading “Da dove vengono i profughi della Sea Watch? Perché di loro non importa a nessuno?”

Da dove vengono i profughi della Sea Watch? Perché di loro non importa a nessuno?

La paura ci frega tutti

Quando ero un bambino trascorrevo una parte dell’estate in campagna e uno dei mi giochi preferiti consisteva nel pedalare come un forsennato per prendere velocità con la bicicletta, lanciarmi contro il cancello in ferro battuto e frenare all’ultimo momento utile. Mi piaceva un sacco. Una volta però il cavo del freno posteriore si è spezzato e mi sono schiantato. Ricordo tutto benissimo: il cavo che cede e fende la mia guancia, la ruota anteriore che impatta contro il metallo, la bici che si solleva dal retro e l’urto della mia testa contro il cancello. Tutto si consuma in un attimo, io mi ritrovo a terra, dolorante, con un bernoccolo che cresce di secondo in secondo, un taglio sulla faccia; accanto a me la fedele bmx con la forcella irrimediabilmente storta.
Oggi non ho più una bmx, ma Continue reading “La paura ci frega tutti”

La paura ci frega tutti

Tutto il silenzio che c’è – Analog Android

Molti anni fa trascorrevo ore e ore su un forum dedicato alle chitarre. Durante un pomeriggio ozioso mi imbattei in un post che parlava del suicidio di un ragazzo, un musicista di 29 anni. All’epoca avevo 22 anni e – non so perché – la storia mi colpì molto. Non sapevo nulla di lui – e poco più ne so oggi, nonostante periodicamente torni a cercare delle notizie sul suo conto –, non era famoso allora e non lo è oggi, però mi sentivo toccato, partecipe della sua morte. Nel post c’era un link che rimandava a due brani della sua ultima band, gli Analog Android. Di una canzone non ricordo neppure il titolo, ma della seconda – Tutto il silenzio che c’è – conosco a memoria ogni parola e passaggio di chitarra e penso di averla ascoltata centinaia di volte. Il link che rimandava ai due brani non è più attivo e amo così tanto, sento così vicino questo ragazzo e la sua canzone, che penso di non fargli torto se la carico su soundcloud nella speranza che chiunque l’ascolti possa innamorarsene come ho fatto io a suo tempo.

Tutto il silenzio che c’è

Tutto il silenzio che c’è – Analog Android

Joseph Roth e l’effetto stadio

Nel 1928 Joseph Roth – sì, quello de La leggenda del santo bevitoreè in Italia per scrivere un reportage sull’Italia fascista per conto del Frankfurter Zeitung. Alla fine del viaggio Roth firmerà quattro articoli; in uno dei quali Continue reading “Joseph Roth e l’effetto stadio”

Joseph Roth e l’effetto stadio

Il corvo, il sufi e il mio essere padre

Come ogni padre, quel che mi sta a cuore di più nella vita è il futuro di mia figlia. Come ogni padre ho ansie e preoccupazioni e mai come in questi due anni e mezzo mi sono interrogato sulla società in cui viviamo, su quali strade stiamo imboccando noi tutti e sulle scelte che compio ogni giorno, anche le più insignificanti. Sono convinto che anche mio padre nutrisse dei timori per il futuro; quando ero un ragazzino che frequentava le elementari prima e le scuole medie poi – i miei tre grandi spauracchi erano il nucleare, il buco dell’ozono e l’AIDS (non che sapessi bene cosa fosse quest’ultima cosa!); probabilmente le preoccupazioni di mio padre erano altre, più spicciole, di sicuro ne aveva, eppure credo che – in un modo o nell’altro – quel mondo gli apparisse tutto sommato corrispondente alle sue aspettative: Continue reading “Il corvo, il sufi e il mio essere padre”

Il corvo, il sufi e il mio essere padre

Un po’ di sano veleno

Tre brevissime considerazioni sulle dichiarazioni di una delle madri dei ragazzi che hanno diffuso foto e video di nudo di una loro compagna di classe minorenne (l’intervista a cui faccio riferimento la trovate sul sito del Continue reading “Un po’ di sano veleno”

Un po’ di sano veleno

Una grandezza che non riesco a misurare

Erich Eder

A conclusione di una lunga giornata di lavoro, una di quelle giornate belle che danno un senso a quello che fai, mi permetto una piccola riflessione.
Erich Eder, allievo ufficiale della Wehrmacht, ha salvato la famiglia Sarano – e chissà quante altre – dalla deportazione, fingendo di non sapere dove fossero rifugiati. Fino a pochi anni fa i Sarano non sapevano nulla di Eder, pensavano di essere scampati alla Shoah perché nessuna li aveva scoperti. Nemmeno i figli di Erich Eder, fino a due anni fa, erano a conoscenza delle azioni del padre. Solo i monaci del Beato Sante, che avevano dato protezione a molti ebrei, sapevano.
Eder aveva 21 anni. Ha compiuto un gesto enorme, a rischio della vita, in tempi infami, e non ne ha parlato con nessuno perché Continue reading “Una grandezza che non riesco a misurare”

Una grandezza che non riesco a misurare