Riina, Vespa, libri e librai

L’intervista di Bruno Vespa al figlio di Totò Riina ha scatenato – come prevedibile – un pandemonio; ma non è di questo che voglio parlare, bensì di un effetto collaterale scatenato dall’ospitata televisiva. Alcune librerie (forse poche, forse molte, chissà… il fenomeno comunque si sta espandendo) hanno deciso di non vendere il libro di Riina Junior e di dichiarare la cosa appendendo un cartello in vetrina (credo che la prima a farlo sia stata una libraia catanese). Occupandomi per lavoro di libri è su questo che voglio esprimere la mia opinione.

Su Facebook l’ho scritta così:

Il libraio, i libri, deve suggerirli e venderli. La scelta e il giudizio vanno invece lasciati al lettore. Per cui, se fossi un libraio, non mi vanterei di non vendere un libro, qualunque esso sia.

La mia esternazione ha generato vari commenti, ne riporto solo due con relative risposte:

“Un editore può rifiutare di pubblicare un libro, perché un libraio non può rifiutarsi di venderlo?”

Una libreria, così come una merceria, offre ai suoi clienti un servizio, vende loro qualcosa. Ogni libraio sceglie ogni giorno cosa vendere e cosa non vendere nella sua libreria perché sono così tanti i libri pubblicati che è impossibile averli tutti. Detto ciò, se io in libreria non trovo il libro che cerco posso sempre chiedere al libraio di ordinarlo. Il libraio svolge per me un servizio, mi fa avere quel che voglio leggere. Magari può suggerirmi una alternativa, ma se io voglio quel libro deve farmi avere quel libro (a meno che non possa per motivi oggettivi), in caso contrario non svolge il suo servizio. Nello specifico, se io volessi leggere il libro di Riina e il libraio non lo ordinasse perché non lo considera un testo valido o lo considera spregevole o un libro che non andava pubblicato, ecco quel libraio non solo verrebbe meno al suo ruolo di servizio, ma si arrogherebbe anche il diritto di giudicare le mie letture e di decidere cosa è lecito leggere e cosa no.
Il lavoro dell’editore è diverso. Premesso che un editore pubblica i libri affinché si vendano (non sempre ma vale per la maggior parte dei titoli di qualunque editore), una casa editrice ha – nel bene e nel male, chi più chi meno – una linea editoriale, scegli i libri in base al proprio progetto culturale (e uso la parola nel suo senso più ampio: dalle ricette di Nonna Papera ai saggi di esegesi biblica) e commerciale; in base a questi due elementi li accetta o li rifiuta.

“Ti pongo un caso ancora più limite delle memorie di Riina. Esiste un libro che invita a stuprare le donne, è disponibile su Amazon. Amazon fa bene a venderlo? Se andassi in libreria dovrebbero procurarmelo?”

Ragionare per casi limiti è – secondo me – un errore, ti rispondo che tra l’apologia di reato e il racconto che un figlio fa del padre – sia esso Riina o chi per lui, passa un abisso. A questo punto non vendiamo più l’autobiografia di Blackie Audett, uno dei più grandi gangster degli anni ’20 o mille altri libri.

Cappella conclusiva: un editore può scegliere di non pubblicare un libro, un libraio non può decidere di non vendere un libro. O meglio, legalmente può, ma non fa un servizio a lettore e quel lettore lo perde.

PS: Resta fuori da questa breve considerazione il fatto che decidere di non vedere un libro è – non solo un atto politico e ideologico – ma anche una scelta commerciale.

Riina, Vespa, libri e librai

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