(Anche) Milano è casa

Ho capito di aver sviluppato una forma di appartenenza alla città (Milano) o almeno a un quartiere (Isola) qualche mese fa, quando – il giorno dopo un nubifragio che ha allagato piazze e cantine – ho deciso di uscire da casa un po’ prima del previsto e, invece di fare il solito percorso per andare al lavoro, ho preferito allungare il tragitto e fare un giro per le strade e le piazze di Isola.
È una piccola cosa, ma in qualche modo significativa.
Anche la sera prima ero là, a Isola, sotto il diluvio, ad aspettare mia moglie bloccata nel traffico.
Per non restare fermo come uno stronzo sotto la pioggia, ho iniziato camminare. Ho visto l’acqua salire lentamente in Piazza Minniti e Via Borsieri, ho guardato con affetto un vecchietto riparare la moglie dalla pioggia con un minuscolo ombrello, incurante del fatto che lui fosse zuppo come un biscotto, ho scambiato quattro chiacchiere con un signore cresciuto nel quartiere che mi ha mostrato dal suo smartphone le foto dei precedenti allagamenti e mi ha spiegato come e perché dal ’53 lo straripamento del Seveso sia diventato un problema. Tutto questo e altro ancora, dalle indicazioni ai turisti americani ai sorrisi complici con gli sconosciuti intenti come me ad attraversare le strade allagate.
Di fatto,(anche) Milano è casa.

(Anche) Milano è casa

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