Catania, una premessa

L’amore che provo per Catania, la mia città, è sconfinato; e per descriverlo non voglio ricorrere al trito paragone con l’amante che viene prima illuso e poi tradito dalla meretrice. L’amore per la mia città è più simile all’amore che provo per mia moglie o per i miei genitori, o meglio al tipo di amore che provavo fino a qualche anno fa per loro, prima che mia moglie (anzi, la mia ex-fidanzata come mi piace chiamarla) mi insegnasse una forma d’amore più matura.

Il mio amore per Catania è passionale e ossessivo, come può essere l’amore di un adolescente alla sua prima cotta; ed esigente, terribilmente esigente, tanto da non sopportare macchie. E Catania, come potete ben immaginare, di macchie ne ha tante.

Mia moglie, col tempo, mi ha fatto comprendere l’importanza della comprensione, termine che mi è stato a lungo sconosciuto. Dalle persone care ho spesso preteso un’insensata perfezione, ho preteso che rispecchiassero in pieno l’idea che avevo di loro. Non accettavo errori, cadute di stile, e le giudicavo – per lo più dentro di me – duramente.
Non è questa la sede per sviscerare come sia cambiato il mio modo di intendere gli affetti, ciò che mi interessa davvero dire è che di Catania, in questo blog, scriverò spesso, anche se non ci vivo più da 7 anni, forse a maggior ragione; e se i miei giudizi e le mie parole saranno netti e taglienti non sarà per snobismo da emigrato o rabbia, ma per amore, per un amore non ancora pacificato.

Catania, una premessa

2 pensieri su “Catania, una premessa

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